1) Dopo la crisi: nuove tensioni sui prezzi?

1) Dopo la crisi: nuove tensioni sui prezzi?

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25 febbraio 2011

A partire dalla seconda metà del 2009 i prezzi delle materie prime hanno cominciato a mostrare una diffusa tendenza al rialzo. Il fenomeno, che sembrava potesse rientrare nei primi mesi del 2010, almeno per gli energetici ed alcune materie prime non alimentari, è ripreso con una certa intensità, alimentando i timori di una fiammata inflazionistica analoga, se non superiore, a quella vissuta nel biennio 2007-2008. In particolare, le tensioni si stanno concentrando, in misura molto accentuata, sui prezzi delle materie prime alimentari. Stando all'indice elaborato da Confindustria, le dimensioni degli aumenti appaiono anche superiori a quelli registrati nel 2008, anno in cui la punta più elevata fu registrata a febbraio con un incremento del 22,6%; attualmente la variazione supera, su base annua, il 44%. Come nel 2007, oggi, l'aumento dei corsi delle materie prime a causa di avverse condizioni meteorologiche, è rinforzato dall'accresciuta domanda da parte delle economie emergenti. Invece, rispetto al biennio 2007-2008, quando gli aumenti si concentrarono su alcuni prodotti e filiere, il fenomeno attuale sembra più diffuso e coinvolge un maggior numero di materie prime, elemento che induce a ritenerlo meno transitorio e difficilmente assorbibile in tempi brevi, anche se il rallentamento dell'economia mondiale potrebbe avere un moderato effetto calmieratore sui prezzi. La crescita continua ad essere, peraltro, a due velocità con uno sviluppo più sostenuto per le economie emergenti rispetto alle economie avanzate. Questo ultimo raggruppamento è sintesi di andamenti economici molto differenziati tra Paesi (basti pensare alle differenze tra Italia e Germania). L'aumento delle pressioni inflazionistiche ed il consolidarsi di aspettative di sensibili aumenti dei prezzi potrebbero indurre nei prossimi mesi a modifiche nelle politiche monetarie che fino ad oggi hanno mantenuto un atteggiamento accomodante volto a sostenere la ripresa. Come detto, la BCE comincia a mostrare preoccupazioni circa le prospettive nei prossimi mesi. Tuttavia, al momento sembra prevalere un atteggiamento di estrema prudenza. Vi è comunque il rischio concreto che l'attenzione esclusiva al target inflazionistico, da sempre cardine della politica monetaria della Banca Centrale, spinga ad anticipare le tensioni sui prezzi con interventi sul costo del denaro. Questa scelta, che potrebbe giovare alla Germania, per il nostro Paese, e non solo, potrebbe comportare, invece, rilevanti rischi in termini di crescita e di sostenibilità della finanza pubblica. In un momento di debolezza dell'Unione Europea, manifestatosi attraverso le recenti crisi dei debiti sovrani, misure come l'incremento dei tassi d'interesse di riferimento, volte a raffreddare le tensioni inflazionistiche potenziali e quindi la stessa domanda, potrebbero contribuire ad alimentare le tensioni anche sul versante della speculazione. Per questa via crescerebbe l'instabilità. Se questo è lo scenario generale, vediamo come esso si riflette sulle condizioni economiche italiane. Intanto, gli ultimi dati sull'inflazione, generale e alimentare, sono confortanti. L'Indice armonizzato di gennaio mostra addirittura una contrazione rispetto a dicembre pari all'1,6% contro una riduzione di sei decimi di punto dell'indice per l'eurozona a 16 Paesi. Sul fronte degli alimentari l'incremento congiunturale è pari allo 0,2% contro la media eu16 di +0,4%. Ma il problema non è il passato, quanto invece cosa potrebbe accadere nel futuro prossimo. La fig. 4 chiarisce le dinamiche strutturali dei prezzi nelle varie fasi. Le oscillazioni partono dai prezzi delle materie prime, si trasmettono con ritardo e con intensità molto più ridotta ai prezzi alla produzione (che in fig. 4 hanno la scala di destra, ridotta di un quinto rispetto alla scala delle variazioni dei prezzi delle materie prime, sulla sinistra). Poi, con ulteriore ritardo ed altrettanta minore intensità gli impulsi si trasferiscono ai prezzi al consumo. Questo tipo di regolarità è generale e caratterizza le economie mature di mercato. Le varie fasi della produzione assorbono gli impulsi sui prezzi. Se così non fosse, verrebbe messa in discussione la stessa sopravvivenza delle economie moderne così come le conosciamo.
Difficilmente potremmo sopportare sotto il profilo pratico, della vita quotidiana, un aumento del 50% dei prezzi dei beni e servizi in un solo mese, come accaduto ai prezzi delle materie prime nei primi mesi del 2010. La catena di trasmissione materie prime-prezzi al consumo, si analizza meglio osservando la fig. 5, che riporta i dati sui prezzi ai vari stadi in termini di livelli degli indici per un'importante filiera come quella dei cereali e utilizzando anche una più ampia struttura degli stadi di produzione (inserendo l'indice dei prezzi dei prodotti della produzione interindustriale che si colloca tra le materie prime e i prezzi alla produzione di beni di consumo). Gli impulsi certamente si trasmettono, ma con intensità via via più contenute in ciascun passaggio da monte a valle e sempre con un certo ritardo. Resta il fatto che i prezzi delle materie prime cerealicole sono già del 30% più elevati rispetto al picco raggiunto nella prima parte del 2008, che innescò successivamente sensibili incrementi dei prezzi al consumo. Oggi questi incrementi ancora non si vedono o si vedono poco poiché i prezzi della produzione interindustriale e quelli alla produzione in senso lato hanno cominciato a crescere con ritardo, come di consueto. Ma ciò implica che, guardando anche al passato, qualora dovessero continuare a crescere, andrebbero a impattare senz'altro sui prezzi al consumo dei prodotti appartenenti a questa filiera. Il caso dei cereali è un esempio che si può riscontrare anche in altri settori alimentari, come nell'area lattiero-caseario, o non alimentari, come nel caso del cotone e dei prodotti tessili. Si è già fatto riferimento al tema dello zucchero che è simile a quello del caffè. Si è già detto che il fenomeno delle tensioni inflazionistiche nelle fasi a monte della distribuzione è oggi particolarmente diffuso. A completare il quadro dei rischi per i prezzi al consumo, c'è da rilevare come, secondo l'Istat, i margini commerciali durante la recessione si siano ridotti costantemente. L'equilibrio economico delle imprese di distribuzione è, dunque, oggi, a rischio. La trasmissione delle suddette tensioni, sui prezzi al consumo, potrebbe avvertirsi già nei prossimi mesi, a meno di un'inversione di tendenza sui prezzi delle materie prime.

 

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